Otto

L’incognito dopo la perfezione

 

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Magico e misterioso, il numero otto è il simbolo dell’Infinito, incommensurabile ed indefinibile, il continuo ciclo di nascita e morte, della rigenerazione continua. La sua raffigurazione è spesso associata al serpente che si morde la coda.

Per quanto sia legato alla terra, alla natura ed alla materia, in qualità di doppio quadrato, rappresenta il luogo dove spirito e materia, cielo e terra si congiungono e si equivalgono. equivalersi.

Evidenzia l’unione degli opposti, del Maschile e del Femminile, del Bene e del Male, contiene, dunque in se l’essenza dell’Equilibrio.

Dal punto di vista astrologico l’ Otto corrisponde a Saturno che personifica la stabilità, la saggezza e la responsabilità.

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Il numero Otto ha sempre avuto, in tutte le civiltà, molta importanza e tanti significati, ed in particolare, si lega alla stella a 8 punte. La stella infatti, vista ad occhio nudo, sembra avere otto punte, quattro più lunghe e quattro più corte. In origine quel simbolo era collegato alla Dea sumera Inanna, che veniva spesso indicata come stella del mattino e stella della sera, simbolo poi passato nella tradizione cristiana, associato e spesso raffigurato insieme alla Madonna. 

Il numero Otto era comunque molto legato alle varie Dee preistoriche, già a partire dall’epoca neolitica, epoca in cui predominava il sistema matriarcale e dove alle Donne veniva attribuita il simbolo della potenza, dell’abbondanza e della fecondità.

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Nella cultura Indù, otto sono le braccia della Dea Kalì, la Dea feroce e potente, padrona di se stessa che stringe tra le sue mani strumenti di trasformazione  che recidono i legami con il mondo materiale.

Vieni, Madre, vieni!
Perché terrore è il Tuo nome,
La morte è nel Tuo respiro,
E la vibrazione di ogni Tuo passo
Distrugge un mondo per sempre.Vieni, Madre, vieni!
La Madre appare
A chi ha il coraggio d’amare il dolore
E abbracciare la forma della morte,
Danzando nella danza della Distruzione.

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In Kali confluiscono tutti gli immaginari del femminile: principio primo che si manifesta al mondo, energia materiale, attiva, creativa, perennemente in mutamento. Dea guerriera, ci viene incontro con impeto e potenza, ma che porta con sé dolcezza e infinita abbondanza. Espressione diretta dell’amore divino, essenza di ogni relazione, potenza del piacere.

E’ il simbolo, come il numero otto della Femminilità creatrice e redentrice.

Ed infatti, come le Donne, il numero otto combina in se Istinto e Razionalità, rappresenta il Coraggio e la Determinazione che, uniti, riescono a raggiungere i propri obiettivi, anche se incontrano molti ostacoli, dai quali però acquistano saggezza e responsabilità.

Otto, dunque un numero prezioso e dagli infiniti aspetti:

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Il suo metallo è l’ Oro.

Il suo colore il RosaFucsia ed il Malva.

Il suo cristallo la Pirite.

Le sue piante: Noce, Pino, Rododendro, Gelsomino.

il suo strumenti musicale: l’Ukulele.

E’ il numero del giorno dedicato alle Donne nel Mese di Marzo.

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A tutte le donne Dry ed al numero Otto dedica la sua attenzione.

E lo fa con un simbolo di Femminilità e di Unione. Un piccolo braccialetto, ispirato ad un particolare di un indumento esclusivamente femminile: il Reggiseno.

“Il tanto amato reggiseno che negli anni ’70 le donne, le “nostre” mamme, bruciarono in piazza per esaltare la propria libertà e bruciare tutto ciò che era legato alla discriminazione femminile.

Simbolo oggi ritrovato e riscoperto di una Donna che si afferma come libera, autonoma, mamma, figlia, lavoratrice, manager, amica  e compagna. Sempre pronta a farsi in mille per gli altri ma che non si scorda più di se stessa.

Un simbolo, ripreso ironicamente da una designer veneziana, che grazie alla sua passione e creatività ha trasformato la spallina in un piccolo bracciale, che può essere indossato sempre e comunque, grazie ai suoi mille colori ed alle sue diverse varianti.

Un segno di affetto e di solidarietà.

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Dedicato a tutte le donne.

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Red Hot and Blue… with White

A volte le parole non bastano.
E allora servono i colori.
E le forme.
E le note.
E le emozioni.

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“Le menti più pure e più pensose sono quelle che amano i colori.”

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Quando non ho più blu, metto del rosso.
(Pablo Picasso)

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Paul’s Boutique Shopping Blu

“Rossi luminosi – scarlatto, pillarbox red, porpora o ciliegio – sono molto allegri e giovanili. C’è sicuramente un rosso per tutti.”
(Christian Dior)

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“Non so che forma prenderò, ma so che sarà blu.”

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Trussardi Jeans Shopping Capri Blu

“La bellezza non sta né dentro né fuori, sta nell’aria che ti circonda.”

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Una zebra a pois [pois, pois]
è una grande novità [pois, pois]
assomiglia ad un sofà [pois, pois]
non a strisce ma a pois [pois, pois]
Una zebra a pois
Beh, che c’è!?
A pois, a pois, a pois!

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Paul’s Boutique Stevie Polka Dots

La moda non è qualcosa che esiste solo negli abiti. La moda è nel cielo, nella strada, la moda ha a che fare con le idee, il nostro modo di vivere, che cosa sta accadendo.
(Coco Chanel)

La moda non è né morale né immorale, però è fatta per tirare su il morale.
(Karl Lagerfeld)

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Rosso, Bianco, Blu… la primavera è nell’aria.

Camel Style

Lo stile è la risposta a tutto.

Un nuovo modo per affrontare qualcosa di noioso o di pericoloso.
Fare una cosa noiosa con stile è preferibile al farne una pericolosa senza.

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Ladylike Effect: Nero, Bianco, Camel

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@Jackyeceline

E’ un giorno nuovo: se devi fare qualcosa, mettici impegno; se non devi fare nulla, mettici stile…

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Camel, Nero, Bianco:  un tris perfetto di colori neutri, forti e decisi, che si combinano insieme in un caldo mix di eleganza e raffinatezza.

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@Trussardi Jeans #Levanto Tote

Ha ragione Oscar Wilde: possiamo fare a meno di tutto, tranne che del superfluo. Chissà perché, quando luccica, non ci appare nemmeno più superfluo, bensì indispensabile.
Paola Jacobbi

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@Mikyri Braccialetto @Histoires de Parfum #Ambre114

Per essere eleganti non si deve assolutamente aver l’aria di essersi vestiti a fondo, vale a dire essersi studiati molto bene, essersi coordinati; bisogna sempre avere un’aria piuttosto casuale, che non significa essere trasandati.
Giorgio Armani
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@Trussardi Jeans Man
Nobiltà, non occorre essere nati nobili per avere l’andatura del cammello…
Léopold Sédar Senghor
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In nome della Rosa

L’intuizione di una donna è molto più vicina alla verità della certezza di un uomo

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@Trussardi Jeans Minibag Glitter

La verità ha sempre mille volti, come ogni volto ha sempre mille verità

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“Per tutte le violenze consumate su di lei, per tutte le umiliazioni che ha subito,
per il suo corpo che avete sfruttato, per la sua intelligenza che avete calpestato,
per l’ignoranza in cui l’avete lasciata, per la libertà che le avete negato,
per la bocca che le avete tappato,
per le sue ali che avete tarpato,
per tutto questo:
in piedi, Signori, davanti ad una Donna!”
William Shakespeare

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“Se gli Uomini fossero belli ed intelligenti, si chiamerebbero donne”
Audrey Hepburn

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Miss Dry Custom Tailoring

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@Paul’s Boutique London

Una rosa, è una rosa, è una rosa.
Gertrude Stein

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La bocca
Che prima mise
Alle mie labbra il rosa dell’aurora,
ancora
in bei pensieri ne sconto il profumo.
Umberto Saba

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@Histories de Parfums

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Per una donna i corteggiatori sono come le collane e i braccialetti: ornamenti di cui, se può, preferisce di non disfarsi
Alberto Moravia

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@My Mommy Braccialetti

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Per Dono

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‘Perdono’ è oggi una parola quasi di moda. Usata, disusata ed abusata, spesso in modo piuttosto improprio e, altrettanto spesso, a sproposito.

E’ una parola che assume oggi una veste teatrale e mediatica. Pare che funzioni solo se serve a comprare qualcuno più che qualcosa, o che sia una liberalità magnanima, più buona nella sua pubblicità che nella sua essenza, o che addirittura segua le regole di un gioco di potere: il mio perdono esercitato come una sopraffazione, un’elevazione, una via di superiorità.

Magari accade che giornalisti d’assalto chiedano “Signora, ha perdonato l’assassino di suo figlio?” sbattendo sotto i riflettori le intimità supreme dei pochi perdoni che davvero avrebbero valore.

Ed altrettanto accade, che, se per caso ti rubano un parcheggio o ti urtano in tram o ti chiudono una porta in faccia all’entrata di un bar, più che chiederti perdono, ti diano un bel pugno in faccia se non una bella coltellata nel fegato.

Tutto questo rende opaco e distante il senso del perdono, un senso che nasce dal verbo latino donāre ‘donare’ cui si lega il prefisso rafforzativo pĕr.

Più che una parola da pronunciare è un atto da compiere. Un atto il cui valore è immenso ed incommensurabile.

Il Perdono è dunque prima di tutto un DONO. Un dono completo, supremo, così sottile, che quasi non si dà né si riceve, che ci porta a rinunciare a qualcosa e ad offrire qualcosa di altrettanto nostro, anche solo un abbraccio di pochi istanti che poi ti lascia passare avanti e proseguire nel tuo cammino.

Ed al DONO è, da ormai tempo immemore, associato il Natale. L’usanza dei doni natalizi si perde nella notte dei tempi. C’è chi la collega ai Magi, chi la fa risalire al Medioevo quando in diversi paesi europei si cominciò a fare dei piccoli regali ai bambini, perché la nascita di Gesù venisse ricordata come un giorno di gioia. C’è ancora chi la fa derivare, nella sua moderna accezione, dal racconto “The Gift of the Magi” di O. Henry, nel quale si narra di una giovane coppia squattrinata, Jim e Della, che però desidera disperatamente potersi comprare l’un l’altra i doni di Natale. All’insaputa di Jim, Della vende il suo bene più prezioso, la sua splendida capigliatura, per poter comprare una catenina di platino per l’orologio del compagno; intanto, all’insaputa di Della, Jim fa la stessa cosa e vende proprio l’orologio per comprare dei preziosi pettini per i capelli dell’amata. (ndr: erano i tempi in cui i capelli erano piuttosto preziosi…)

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Oggi tutti facciamo regali a Natale per nostre ragioni personali. Per alcuni, è un modo di celebrare il giorno santo cristiano. Per altri è un momento speciale per far sapere alla famiglia e agli amici che t’importa di loro facendo dei regali. A volte, invece, fare regali a Natale diventa quasi meccanico, come fosse un lavoro di routine.

Quando questo accade, varrebbe forse la pena di fermarsi un attimo e scoprire esattamente perché facciamo regali a Natale.

Oggi come oggi stiamo vivendo un periodo piuttosto difficile complesso, che potremmo definire come di vera e propria austerità. Se sia risultato di politiche sbagliate o faccia parte dell’ordine naturale delle cose non è argomento di discussione in questa sede.

In ogni caso difficilmente possiamo negare che i tempi siano davvero piuttosto duri e che ci sarebbe forse più da lamentarsi che da gioire.

Ma è anche altrettanto vero che intorno a noi ci sono molte più situazioni di disagio di quelle che vediamo o che siamo disposti a vedere.

Su questi argomenti DRY MESTRE sta facendo da tempo serie riflessioni.

Detto francamente non è stato un bel periodo nemmeno per noi. Abbiamo investito su questo piccolo Punto Vendita, rilevando una attività storica che abbiamo cercato di rinnovare con l’intento di DONARE alla città qualche nuova proposta di Moda ed Accessori, che certamente non sono indispensabili, ma che possono aiutare non solo a renderci più eleganti e piacevoli, ma anche ad alimentare l’economia sia cittadina sia nazionale.

Perchè, ovviamente, dietro ad un Negozio ci sono Aziende che danno lavoro e Persone che con il loro lavoro mantengono famiglie.

Forse eravamo troppo ottimisti e fiduciosi. Forse abbiamo sbagliato qualcosa. Chissà.

Ma proprio per questo innanzitutto chiediamo PERDONO.

Potevamo fare di meglio o diversamente. Siamo ancora in tempo ad imparare e ad accettare consigli e suggerimenti.

Nonostante tutto andiamo avanti. Ed a Natale abbiamo pensato ad una iniziativa che si chiama appunto

PER DONO

Avrà inizio il 24 Novembre 2016 e terminerà il 24 Gennaio 2107.

La abbiamo sviluppata con la collaborazione della Rete del Dono

https://www.retedeldono.it

e con la Croce Rossa Italiana, pensando alle popolazioni che hanno subito i terremoto del 24 Agosto ultimo scorso.

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Da parte nostra, come DRY Mestre, oltre ad aprire la raccolta fondi, dedicheremo parte del ricavato delle vendite del periodo ad alimentarla.

In collaborazione con RE:BUS abbiamo anche realizzato una T-Shirt dedicata, che potrà essere acquistata sempre presso DRY Mestre.

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Anche in questo caso, parte del ricavato delle vendite confluirà nella raccolta fondi.

Sperando che oltre ad apprezzare questa iniziativa possiate aiutarci a diffonderla ed a farla crescere, vi chiediamo PERDONO per tutto ciò che non vi è piaciuto, con l’impegno di migliorare sempre e di contribuire a donare un po’ di serenità e di bellezza, anche se le nostre sono solo borsette ed accessori.

Halloweek

Ormai ci siamo

e proprio perchè ci siamo ci è  piaciuto dedicare a questa festa non una sola notte, ma una intera settimana. Si va incontro a mesi freddi e tristi, ebbene… abbiamo cercato di dare a questo periodo una carica di vitalità e di energia.

Così è nata la DRY HALLOWEEK, una settimana particolare in cui applicheremo uno sconto speciale del 30%

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Ma, dato che ci siamo, ci piace andare  a vedere dove si perdono le tradizioni e da dove è nata l’usanza di questa anomala festa.

La festa e la Storia

La tradizione di Halloween risale allo Samhain (sow-en), ovvero la celebrazione dell’anno nuovo presso l’antico popolo celtico.

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Samhain, che tradotto significa “la fine dell’estate“, cadeva proprio alla fine di Ottobre, quando il cima diventava più freddo.

Come in buona parte delle culture, anche secondo la tradizione Celtica i due momenti forti di transizione tra le stagioni avevano particolari poteri magici.

Di questi, Samhain era il più grande ed importante.

I Celti, che formarano una vera e propria società intorno all’anno 800 D.C. erano, infatti, un popolo dedito all’allevamento. Quando cominciava a far freddo, i pastori dovevano riportare il loro bestiame a valle e rientrare nelle loro abitazioni.

Questo spostamento era di grande rilevanza sociale. Nei mesi invernali infatti, si stava a casa, facendo lavori manuali e passando molto più tempo insieme ai propri famigliari.

I Celti credevano inoltre, che questo potente momento magico potesse aprire una sorta di connessione con il mondo dei morti, coloro cioè che avevano fatto esperienza dell’ultima transizione, quella tra la vita e la morte.

Si credeva infatti che durante il Samhain mondo dei vivi fosse in stretto contatto con quello dei morti, e che gli spiriti dei morti viaggiassero nuovamente sulla terra.

Molte delle attività svolte durante Samhain riguardavano proprio questa credenza. Poichè però il popolo dei Celti non scriveva le loro tradizioni, ma le tramandava oralmente, di generazione in generazione le tradizioni si arricchivano di nuovi particolari, nuovi racconti e nuove leggende, creando una solida base per fiabe e racconti, non sempre paraltro allegrissimi, a base di Spiriti, Folletti, Streghe e via dicendo, così da creare progressivamente la base del futuro Halloween.

Dolcetto o Scherzetto

Secondo alcuni storici, pare che i Celti, nel periodo dello Samhain, usassero travestirsi in modi piuttosto spaventosi ed a sfilare per le strade per  scacciare gli spiriti vagabondi fuori dalla loro città. Pare anche che i bambini Celti andassero di casa in casa per raccogliere legna, per formare un enorme falò al centro della cittadina. Quando il falò bruciava ogni altro fuoco doveva essere spento, per essere poi riacceso con una fiamma proveniente dal falò di Samhain del villaggio, come simbolo di comunione e collegamento tra tutti gli abitanti.

Ci sono documenti che evidenziano, tuttavia, come per i Celti, Samhain fosse strettamente legato anche ad ottenere la benevolenza degli Spiriti Buoni  ai quali veniva dedicata una offerta in cibo. Durante il Medioevo, divenne popolare la preparazione della “soul cake” (torta dell’anima): si trattava di un semplice dolce fatto di pane con una decorazione di uva sultanina o ribes.

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Nella tradizione chiamata “souling“, i bambini andavano di porta in porta chiedendo un pezzo di torta, per ogni fetta di torta ottenuta, ciascun bambino doveva dire una preghiera per l’anima di un parente defunto, o per un parente di chi aveva dato loro la torta in questione.

Le preghiere dei bambini dovevano servire alle anime dei defunti per trovare l’uscita dal purgatorio e arrivare così al paradiso.

I bambini cantavano anche la canzone della “Soul Cake“, che pressapoco diceva:

A soul cake!
A soul cake!
Have mercy on all Christian souls, for
A soul cake!

(tradotto suona:  Abbi pietà per tutte le anime Cristiane per una torta dell’anima)

La tradizione di Samhain attraversò inalterata i secoli. Quando, verso la metà del XIX secolo, anche a seguito di una terribile carestia,  molti irlandesi decisero di abbandonare l’isola e di tentar fortuna negli Stati Uniti, crearono, come molte altre nazionalità, una forte comunità, all’interno della quale venivano mantenute vive le tradizioni ed i costumi della loro patria.  Tra queste, ovviamente, lo Samhain ogni  31 Ottobre.

Ben presto, questa usanza si diffuse in tutto il popolo americano, diventando quasi una festa nazionale. E fu così che nacque Halloween, ovvero “All Hallows Eve”, anche perchè nel frattempo la Chiesa Cattolica aveva appunto stabilito che il 1 Novembre fosse il giorno dedicato alla memoria di tutti i Santi.

Grazie al cinema ed alla televisione gli USA hanno esportato in tutto il mondo i festeggiamenti di Halloween, contagiando anche quella parte dell’Europa che ne era rimasta estranea. In moltissimi film e telefilm spesso appaiono la famosa zucca ed i bambini mascherati che bussano alle porte. E molti, infine, sono i libri ed i racconti horror che prendono Halloween come sfondo o come spunto delle loro trame.

Halloween ha così progressivamente  perso i suoi significati religiosi e rituali, ed è diventata un’occasione per divertirsi e organizzare costosi e allegri festeggiamenti. Praticamente un Carnevale d’Autunno…

Pare che ogni anno gli Americani spendano due milioni e mezzo di dollari in costumi, addobbi e feste per il 31 ottobre!

A noi di Dry Venezia basta molto meno…

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Se la mia pelle vuoi

A dire la verità era il titolo di una canzone.

Lucio Battisti: Amore e non amore, quarto album discografico, pubblicato nel luglio del 1971 dall’etichetta discografica Ricordi. Era il suo primo album composto esclusivamente da brani inediti.

Si trattava di un vero e proprio  concept album basato sul tema dell’amore visto con angolazioni nuove.

Alla Ricordi non piacque immediatamente, intanto perchè abituata ormai ad un Battisti più “romantico” e quindi più vendibile, poi  perchè l’album, nato da materiale preesistente e riassemblato è, sia pure volutamente, disomogeneo e piuttosto spiazzante (per allora soprattutto…).

« Con Amore e non amore basta il titolo: amore e non amore. C’erano due discorsi in contrapposizione: un discorso di amore, che era rappresentato da tutti i brani per l’orchestra, e poi c’era un discorso di non amore, che passa normalmente per amore […] e proprio da questa contrapposizione stridente nasce questo long playing. »
(Mogol, 1971)

L’album si presenta con due facce distinte, una dedicata all’amore e l’altra dedicata al non amore, con l’alternanza di quattro brani cantati (non amore) con altri quattro strumentali (amore). Questi ultimi sono caratterizzati da titoli lunghissimi, simili a quelli dei film di Lina Wertmüller, ideati da Mogol in sostituzione del testo (che non volle scrivere per timore di “rovinare” quelle composizioni, che riteneva troppo belle); i titoli descrivono delle scene statiche, fotografano delle situazioni, a guisa del titolo di un quadro. La separazione è altrettanto netta dal punto di vista musicale: i brani dedicati al non amore sono pezzi rock and roll con forti influenze blues, mentre quelli dedicati all’amore sono pezzi progressive rock che fanno largo uso dell’orchestra sinfonica.

Nel testo di Se la mia pelle vuoi Mogol e Battisti affrontano il tema dell’inversione dei rapporti tra il sesso maschile e femminile. Il protagonista maschile, infatti, è alle prese con una compagna insaziabile, che vorrebbe continuamente fare sesso, e paradossalmente è lui che vorrebbe sottrarsi usando scuse “da donna” («ho male alla testa»), proponendo di uscire per andare al ristorante o al cinema. Ma è lei ad avere il sopravvento, ed il protagonista è costretto ad arrendersi («se la mia pelle vuoi / fa’ come fai»).

Musicalmente il brano è un rock and roll molto veloce alla Little Richard, fortemente l’influenzato dal rhythm and blues, dove fanno da protagonisti chitarra, organo hammond, pianoforte, basso e batteria. Fu registrato praticamente in presa diretta: infatti prima degli assoli ad 1:40 e 2:40 si sente Battisti gridare “solo!”, mentre a 3:10 si sente dire per due volte “giro completo!”. L’interpretazione vocale di Battisti, quasi al limite dell’urlo, esalta le caratteristiche blues del brano e trasmette la sensazione di stress del protagonista della vicenda narrata.

Ma tutto questo cosa ha a che fare con noi?

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Beh, non è che poi sia così difficile capirlo…

No, non cerchiamo donne cannibali e fameliche di sesso…

Cerchiamo solo donne (e uomini) amanti della pelle e degli accessori in pelle.

Ai quali offrire la nostra pelle.

No, non proprio la nostra. Anche se, a dire il vero, c’è qualcuno in giro che la vorrebbe, anzi, spera che ciò avvenga quanto prima…

Chissà perchè poi? Diamo noia? Rubiamo qualcosa a qualcuno? Siamo brutti sporchi e cattivi?

Ma quello era un film…

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Speriamo davvero di no…

Noi parliamo di pelle. Parola sulla quale esistono innumerevoli modi di dire, ma uno solo è quello che ci interessa:

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E soprattutto ci interessa che sia:

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Per questo, accanto a Brand internazionali come Paul’s Boutique, Moschino, Trussardi ed Atelier du Sac, abbiamo scelto The Bridge e Bric’s, due Brand che sulla pelle la sanno lunga, perchè ne hanno scritto la storia e ne sono ancora protagonisti di rilievo.

Ma non solo.

Abbiamo selezionato anche dei prodotti di pelletteria artigianale toscana per poter offrire un prodotto competitivo per rapporto qualità/prezzo.

Per cui, se volete la nostra pelle, il modo migliore per farlo è di venire a prenderla…

Non la vendiamo cara (giusto per tornare ai modi di dire…). Solo 3 prezzi facili:

 

35 Euro

65 Euro

95 Euro

 

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